MUSICA FANTASTICA



La musica è il modo divino di dire cose bellissime e poetiche al cuore.
Pablo Casals

La Danza delle Ore da La Gioconda di Amilcare Ponchielli




La Gioconda è un dramma lirico, musicato da Ponchielli su parole di Tobia Gorrio, anagramma di Arrigo Boito, rappresentato per la prima volta il 18 ottobre 1876.
Narra una complicata storia di amore, tradimenti e morte, ambientata a Venezia alla corte del doge Alvise Badoero.

La scena si apre sul cortile di Palazzo Ducale a Venezia, in un meriggio di primavera.

Il popolo è in festa e attende la grande regata, mentre un uomo, Barnaba, spia del Consiglio dei Dieci, si guarda intorno. Sopraggiungono Gioconda con la madre cieca e Barnaba guarda la giovane bramoso e minaccioso.

Gioconda fa sedere la madre e si avvia in cerca dell'amato Enzo ma Barnaba le sbarra il passo. Ella respinge la sua dichiarazione d'amore e fugge.

Barnaba trama di servirsi della madre della ragazza per raggiungere i suoi scopi e l'occasione gli si presenta subito.

Il popolo porta in trionfo il vincitore della regata e beffa lo sconfitto; allora Barnaba gli si avvicina e accusa la vecchia di aver gettato il malocchio sulla sua barca, così tutti si scagliano contro la poveretta.

Gioconda con Enzo tenta invano di sottrarre la Cieca alla furia popolare e mentre Enzo corre in cerca d'aiuto, il tumulto attira l'attenzione di Alvise Badoero che appare sull'alto della scala dei Giganti accompagnato dalla moglie Laura che intercede per la Cieca.

Intanto torna Enzo con i rinforzi e Laura trasalendo lo riconosce ma continua a pregare il marito di risparmiare la povera vecchia.
Alvise acconsente e fa rilasciare la Cieca che riconoscente offre a Laura il proprio rosario.

Barnaba, che ha osservato il turbamento di Laura e Enzo, si avvicina a quest'ultimo e lo provoca dicendogli di sapere che egli non è chi vuol fare credere, ma il proscritto Grimaldo principe di Santa Flora, innamorato di Laura, andata contro la sua volontà a nozze con Alvise.

Barnaba si offre di condurre durante la notte Laura sul vascello di Enzo, che subito si abbandona al pensiero della felicità vicina e gli chiede conto del perchè faccia tutto questo per lui.

Barnaba rivela di essere il possente demone del Consiglio dei Dieci e di voler spezzare il cuore di Gioconda facedo di Enzo un traditore.
Enzo inorridisce, maledice Barnaba ma si avvia al brigantino dove attenderà ugualmente nella notte Laura, mentre il perfido demone detta una lettera di delazione da recapitare ad Alvise
Gioconda, nascosta lì vicino, sente tutto e fugge sconvolta.

Enzo intanto, dopo aver dato disposizioni per la partenza, rimasto solo nella notte stellata, accoglie Laura sulla barca, le comunica che salperanno al tramonto della luna e scende a svegliare la ciurma mentre Laura cerca di calmare la propria ansia rivolgendo una preghiera alla Vergine dei Marinai

Frattanto Gioconda, che si era nascosta a bordo, affronta la rivale armata di un pugnale, ma ad un tratto si arresta: c'è una barca che avanza e a bordo si trova Alvise Badoero con gli armati della repubblica.

Perduta, Laura alza il rosario donatole dalla Cieca ed invoca la Vergine.
In quell'attimo Gioconda riconosce la donna che ha salvato sua madre: decisa chiama la sua barca, dà a Laura la sua maschera e la fa fuggire.

Badoero pensa alla vendetta: Laura deve morire, perciò le dà un'ampolla di veleno e le ingiunge di berlo prima che abbia termine il canto che risuona nelle stanze del palazzo in festa.
Gioconda si intrufola nella stanza e porge a Laura una fiala di narcotico che ella dovrà bere per simulare la morte, perciò quando il marito torna a controllare, la crede veramente morta e ritorna a ricevere gli ospiti

Terminate le danze Enzo, disperato alla notizia della morte di Laura, si fa largo fra gli ospiti e confessa di essere il proscritto amato da Laura.
Badoero lo condanna a morte e lo affida a Barnaba per l'esecuzione.
Gioconda promette a Barnaba il suo corpo in cambio della salvezza del suo amato.

I cantori amici di Gioconda portano Laura addormentata, Gioconda li ringrazia e chiede loro di rintracciare la madre sparita dopo la festa alla Ca' d'Oro poi, rimasta sola, pensa al suicidio; ha perso la madre, ha perso l'amore di Enzo che vuol correre alla tomba di Laura, e là morire.
Gioconda gli svela che Laura non è morta e gli amanti sono riuniti.
S'ode il canto dei gondolieri; avvisati da Gioconda essi si avvicinano per condurli in salvo quindi, rimasta di nuovo sola ripensa al suicidio, alla madre, al patto con Barnaba.

Prega Dio che allontani il demonio e si decide a fuggire, quando Barnaba l'arresta sulla soglia rammentandole il loro accordo.
Gioconda acconsente e, dopo avergli fatto credere di voler essere ancora più bella per lui, indossa i vestiti di scena ed al culmine dell'esaltazione si trafigge col pugnale.

Barnaba, perfido fino alla fine, si china sul cadavere e grida: "Ier tua madre m'ha offeso! Io l'ho affogata!"

Poi fugge.



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