MUSICA FANTASTICA



La musica è il modo divino di dire cose bellissime e poetiche al cuore.
Pablo Casals

Le Quattro Stagioni
di Antonio Vivaldi

"Le quattro stagioni" è sicuramente la più nota delle composizioni di Antonio Vivaldi. In realtà si tratta di quattro concerti distinti, scritti sulla scorta di altrettanti sonetti di autore ignoto e ispirati ciascuno ad una stagione dell’anno. Fanno parte dell’opera 8 "Il cimento dell’armonia e dell’invenzione" e costituiscono uno dei primissimi esempi di musica descrittiva.

LA PRIMAVERA

concerto in Mi maggiore per violino, archi e cembalo

La musica descrive passo dopo passo i singoli eventi della Primavera: il canto degli uccelli, il temporale e nella danza finale il violino solista rappresenta un pastore addormentato, le viole il latrato del fedele cane e le foglie fruscianti sono interpretate da altri violini.



Giunt'è la Primavera e festosetti
La salutan gl'augei con lieto canto,
E i fonti allo spirar de' zeffiretti
Con dolce mormorìo scorrono intanto;
Vengon coprendo l'aer di nero manto
E lampi, e tuoni ad annuntiarla eletti
Indi tacendo questi, gl'augelletti
Tornan di nuovo al lor canoro incanto:
E quindi sul fiorito ameno prato
Al caro mormorìo di fronde e piante
Dorme 'l caprar col fido can' a lato.
Di pastoral zampogna al suon festante
Danzan ninfe e pastor nel tetto amato
Di Primavera all'apparir brillante.


L’ ESTATE

concerto in Sol minore per violino, archi e cembalo

E’ sicuramente il concerto con più efficacia descrittiva. La tempesta estiva ne è protagonista e la si sente avvicinarsi nella calura estiva per poi scoppiare nel finale in tutta la sua violenza. Il pastore spaventato dal temporale improvviso è descritto dall’assolo.



Sotto dura stagion dal sole accesa
Langue l'huom, langue 'l gregge, ed arde 'l pino,
Scioglie il cucco la voce, e tosto intesa
Canta la tortorella e 'l gardellino.
Zeffiro dolce spira, ma contesa
Muove Borea improvviso al suo vicino;
E piange il Pastorel, perché sospesa
Teme fiera borasca, e 'l suo destino;
Toglie alle membra lasse il suo riposo
Il timore de' lampi, e tuoni fieri
E de mosche, e mosconi il stuol furioso:
Ah che pur troppo i suoi timor sono veri
Tuona e fulmina il cielo grandinoso
Tronca il capo alle spiche e a' grani alteri.


L’ AUTUNNO

concerto in Fa maggiore per violino, archi e cembalo

Qui il protagonista è Bacco. Vivaldi riproduce in modo ineguagliabile i sintomi dell’ebbrezza provocata dal vino mentre nel movimento centrale, dal titolo i “Dormienti ubriachi”, si gode il clima trasognato e tranquillo del dopofesta. Il terzo movimento, infine, descrive i ritmi concitati della caccia.



Celebra il Villanel con balli e canti
Del felice raccolto il bel piacere
E del liquor di Bacco accesi tanti
Finiscono col sonno il lor godere.
Fa' ch'ogn'uno tralasci e balli e canti
L'aria che temperata dà piacere,
E la Stagion ch'inventa tanti e tanti
D'un dolcissimo sonno al bel godere.
I cacciator alla nov'alba a caccia
Con corni, schioppi, e cani escono fuore.
Fugge la belva, e seguono la traccia
Già sbigottita, e lassa al gran rumore
De' schioppi e cani, ferita minaccia
Languida di fuggir, ma oppressa muore.


L’ INVERNO

concerto in Mi maggiore per violino ed archi

Questo concerto, dai toni pastorali, era stato concepito da Vivaldi per essere eseguito in chiesa, infatti tutta l’orchestra suona sempre quasi “in sordina” come a non voler disturbare i fedeli raccolti in preghiera.



Agghiacciato tremar tra nevi algenti
Al severo spirar d'orrido Vento,
Correr battendo i piedi ogni momento;
E pel soverchio gel batter i denti;
Passar' al foco dì quieti e contenti
Mentre la pioggia fuor bagna ben cento.
Camminar sopra 'l ghiaccio, e a passo lento
Per timor di cader girsene intenti;
Gir forte, sdruccievole, cader a terra
Di nuovo ir sopra 'l ghiaccio e correr forte
Sin che 'l ghiaccio si rompe, e si disserra;
Sentir uscir dalle ferrate porte
Scirocco, Borea e tutti i Venti in guerra.
Quest'è 'l Verno, ma tal che gioja apporte.


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