
In tante parti d’Italia c’è l’usanza di accendere i falò verso la fine dell’inverno come simbolo del freddo che se ne va...ma qui a Busto quest’usanza è sempre stata una tradizione molto amata, tanto da farne una vera e propria festa: "La Gioeübia"!
Da quale paese venga la Gioeübia proprio non si sa, ma ha dei gusti troppo casalinghi per venire da lontano...così qualcuno ha azzardato l'ipotesi che, al congiungersi degli astri di gennaio, la Gioeübia nasca dall'aria, in quota, e si abbassi sulle case e sui camini.
Dicono, quelli che hanno avuto la sfortuna d'incontrarla, che d'improvviso dal camino scende una gamba rossa che si allunga sempre di più (la vera Gioeübia "deve" indossare delle calze rosse); una folata di vento caldo e una pioggia di caligine nera e...se una poveretta si è attardata in cucina a quell'ora di notte cade a terra tramortita!
In verità è successo forse solo una volta, ma tutti ci credono e tramandano la storia.
Il modo di salvarsi però c'è: il risotto! Col risotto, la Gioeübia assaggia, controlla, si calma e passa via...ma se il camino non fuma e il profumo non si sente, sono guai!
Comunque sia, la Gioeübia si festeggia l’ultimo giovedì di gennaio, ma nei giorni precedenti nelle scuole, circoli culturali, comitati di quartiere, oratori, molte persone sono coinvolte nella preparazione.
Questa volta i festeggiamenti sono ancora più particolari perché è da parecchi anni che non si ricorda una Gioeübia con la neve!!!
Le Gioeübie ufficiali di quest’anno sono tre e la prima sta proprio a significare l’attaccamento dei Bustocchi a questa loro “festa”, infatti rappresenta una Gioeübia…molto carina a dire la verità!!... insignita addirittura della laurea da una …fantomatica Università di Busto.
L'altra è una Gioeübia un po’ fuori dagli schemi…infatti non c’è nessun fantoccio, ma la riproduzione di una bellissima auto da corsa rossa e un….pollo.
Il cartello che l’accompagna è un augurio per un futuro abbastanza prossimo: “La Viaria non fermerà la Ferrari 2006!” (ogni tanto una licenza….poetica ci vuole!!)
La terza Gioeübia invece, è un pensiero nostalgico rivolto al passato, quando Busto era un piccolo gruppo di case intorno a tre Chiese e poco più in là c’era la campagna punteggiata di Cascine distanti circa un miglio l’una dall’altra. Le Cascine erano un piccolo mondo a sé finchè col tempo la città si è allargata e ha conglobato tutto.
La “Cassìna di Poì” comprendeva anche una sua Chiesetta costruita circa trecento anni fa, ma la Cassina stessa esisteva già da alcuni secoli e vi nacque nel 1427 la nostra celebre concittadina Beata Giuliana.
L’antica Cascina è ora un rudere con le pareti sbrecciate o lesionate, col tetto sfondato ma testimonia una parte del passato di questa città.
Verso le 19 le Gioeübie vengono trasportate in un luogo idoneo e viene appiccato il fuoco...ma anche in tanti orti e giardini questa sera ardono tanti piccoli falò della Gioeübia.
Spente le fiamme, tutti a casa dove sarà pronta la cena tradizionale. Il piatto d’obbligo è "risotto con la luganiga" oppure "pulenta e brusciti" e poi frittelle di ogni tipo e…vin brulè!!
La Gioeübia è arrivata anche quest'anno, ha avuto la sua giornata di notorietà....e ha fatto la solita fine...in cenere!! Questa volta non sono arrivata in tempo ad immortalare il fatale momento del rogo sotto la pioggia gelata. Pazienza!
Il primo fantoccio di quest'anno era dedicato al Sindaco della città. Probabilmente i cittadini pensano che abbia bisogno di una moglie che gli dia dei buoni consigli, così gli hanno confezionato una...Sindachessa, alla quale hanno già affidato le chiavi della città.!




Come ho già avuto occasione di scrivere, ogni ultimo giovedì di gennaio qui da noi è....tempo di Gioeübia, che si pronuncia Giobia con la "o" strettissima.
In questo periodo le tradizioni dei falò sono tantissime in tutta Italia ( i falò di Sant'Antonio, per esempio) ma la Gioeübia ce l'abbiamo solo noi!
Nata come un'occasione per stare insieme con i familiari e consumare una cena di lusso, con il salamino cotto nella brace e nella cenere del camino, o povera, con il "saracu" , specie di aringa affumicata che veniva sospesa sopra la tavola e...accarezzata con fette di "pangialdu", pane misto di frumento e granturco, che così ne assorbiva il sapore...col tempo è forse cambiata un po', ma è sempre l'occasione per ritrovarsi e fare festa a cena fra parenti, amici e conoscenti.
La Gioeübia del giorno d'oggi ha tante sorelle, infatti varie associazioni preparano ogni anno il proprio fantoccio ed ogni fantoccio serve anche per comunicare ai cittadini un certo messaggio.
Questa vecchina, che è proprio la Gioeübia classica, sta andando a cercare un po' di verde, via dalla città soffocata dalle costruzioni. In effetti da un po' tempo Busto è diventata un unico cantiere!!






Ieri mattina sono andata, come ogni ultimo giovedì di gennaio, a vedere le Gioeübie in piazza. Sarà stata una mia impressione, ma mi sono sembrate un po' più "misere" degli altri anni...forse risentono della crisi anche loro!
La prima aveva proprio l'aria di chi non se la passa tanto bene e invece della solita sporta piena di ogni ben di Dio, teneva in mano un piccolo cestino da cui spuntava solo una piccola "verza" e un "tucheten da luganiga". Infatti la poesia che la accompagnava diceva più o meno che, per come vanno le cose oggi, l'unica consolazione che ci resta è fare una bella mangiata e almeno per un giorno, fare festa e sognare che le cose cambieranno!

Un buon pranzetto è l'argomento preferito dalle Gioeübie e anche quest'altra non si smentisce: qui c'è addirittura la riproduzione di un'osteria e intorno al tavolo si fa festa agli sposi "promessi".
L'usanza era che, la sera in cui il fidanzato veniva ammesso ufficialmente a visitare la fidanzata in casa, la famiglia della ragazza preparasse lo "Stuà in Cònscia" cioè coppa di manzo tagliata a pezzi piuttosto grossi e marinata nel vino con alloro, rosmarino, ginepro per almeno due giorni.
La carne veniva poi rosolata nel burro con fette di pancetta e una cipolla steccata con chiodi di garofano e portata a cottura (per circa tre ore!) inumidendola poco per volta con il vino della marinatura. A circa tre quarti d'ora dalla cottura si aggiungevano delle piccole patate intere.





Mentre stavo lì che gironzolavo, è arrivata anche la TV!
Questa giornata, oltre che essere una buona scusa per fare un po' di festa in compagnia e raccogliere le forze per affrontare il resto dell'inverno, serve anche a dare visibilità alle speranze, ai sogni e alle proteste dei cittadini.
Chiunque può farsi la sua Gioeubia e chiedere il permesso di occupare temporaneamente il suolo pubblico.




