POESIE

GIUSEPPE UNGARETTI
1888 - 1970

Casa mia

Sorpresa d'un amore
che riscopro
dopo tanto
a visitarmi.

Credevo di averlo sparpagliato
per il mondo.


La Madre

E il cuore quando d'un ultimo battito
avrà fatto cadere il muro d'ombra,
per condurmi, Madre, sino al Signore,
come una volta mi darai la mano.

In ginocchio, decisa
sara una statua davanti all'Eterno,

come già ti vedeva
quando eri ancor in vita.

Alzerai tremante le vecchie braccia,
come quando spirasti
dicendo:Mio Dio eccomi.

E solo quando m'avrà perdonato,
ti verrà desiderio di guardarmi.

Ricorderai d'avermi atteso tanto,
e avrai negli occhi un rapido sospiro.


Agonia

Morire come le allodole assetate
sul miraggio
O come la quaglia
passato il mare
nei primi cespugli
perchè di volare
non ha più voglia
Ma non vivere di lamento
come un cardellino accecato.


Universo

Col mare
mi sono fatto
una bara
di freschezza


Stasera

Balaustrata di brezza
per appoggiare stasera
la mia malinconia


Sonnolenza

Questi dossi di monti
si sono coricati
nel buio delle valli

Non c'è più niente
che un gorgoglio
di grilli che mi raggiunge

E s'accompagna
alla mia inquietudine


Alba

Zampilli
di matasse radiose
spioventi
in masse sinuose
di perle.


Silenzio

Conosco una città
che ogni giorno s'empie di sole
e tutto è rapito in quel momento

Me ne sono andato una sera

Nel cuore durava il limio
delle cicale

Dal bastimento
verniciato di bianco
ho visto
la mia città sparire
lasciando
un poco
un abbraccio di lumi nell'aria torbida
sospesi


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